HA SENSO L’OTTIMISMO DEI MERCATI ?

Oggi Domenica 12 Aprile i negoziati di pace tra Iran e USA-Israele sono falliti. Lo stretto di Hormutz resta chiuso e ci si attende l’ennesima notte di terrore per il lancio incrociato di missili, bombe e droni. E’ possibile che già questa notte i mercati finanziari asiatici si tingeranno di rosso, come accade sempre quando si profila un’escalation militare. Ma le quotazioni di borse e obbligazioni fino a Venerdi scorso si trovavano ancora piuttosto vicine ai livelli di febbraio, anche perchè lo scenario di base assunto dai mercati fino ad oggi è sempre stato che la guerra, forse Libano a parte, sarebbe stata breve. Ma adesso ne siamo ancora sicuri? Fino a ieri i mercati finanziari ci hanno creduto, i prezzi di generi alimentari, materie prime, petrolio, gas e loro derivati no.

ORA CI SI ATTENDE PIÙ INFLAZIONE E MENO CRESCITA


Certamente oltre un mese di guerra del Golfo ha portato la maggior parte degli istituti di ricerca a rivedere al rialzo le aspettative di inflazione e al ribasso quelle di crescita economica. Ma oggi un tema più importante sta comparendo all’orizzonte rispetto ai timori di possibile stag-flazione: il prolungarsi dello scontro può minare la fiducia di investitori, imprenditori e risparmiatori. Non per niente questi infatti detengono sempre più denaro liquido.

La sensazione diffusa è cioè quella che il panorama geopolitico globale sia stato decisamente compromesso a causa di una profonda contrapposizione tra interessi molto diversi di Oriente e Occidente. E ciò alimenta timori di un possibile allargamento dei conflitti ad altre aree geografiche facendo lievitare il “premio per il rischio” che le assicurazioni richiedono per i trasporti e i commerci. Cosa che a sua volta innalza i costi e non potrà non riflettersi sull’inflazione dei prezzi, oltre che, nel medio termine, sulle attese relative ai tassi d’interesse.

I DANNI DI GUERRA HANNO RIDOTTO L’OFFERTA DI PETROLIO, GAS E DERIVATI

Le conseguenze di questa contrapposizione abbiamo appena toccato con mano che possono risultare devastanti: in poco più di un mese il mondo intero si è accorto di ritrovarsi in scarsità di petrolio, gas e loro derivati e dunque con un costo dell’energia che non tornerà presto ai livelli precedenti o che può addirittura continuare a crescere. Non soltanto perché le navi non possono tornare a attraversare o stretto di Hormutz ma anche e soprattutto perché le bombe hanno danneggiato gravemente gli impianti esistenti nel Golfo Persico, le raffinerie e sinanco numerose condutture di trasporto.

MA I MERCATI E IL DOLLARO “TENGONO” PERCHÉ I PROFITTI CORRONO

E nonostante ciò le borse non crollano (anzi recuperano) e i tassi d’interesse quasi non si innalzano. Anzi l’America, che sicuramente esce perdente da questa vicenda ed è costretta a trattare con l’Iran perché non può proseguire una guerra che piace soltanto a Israele, può tuttavia vantare dei mercati finanziari posizionati relativamente bene grazie al forte traino delle ottime prospettive di profitto delle cosiddette “Hyperscaler” cioè le grandi multinazionali tecnologiche che tra l’altro hanno puntato tutte sull’Intelligenza Artificiale, maggiori fabbriche al mondo di armamenti maggiori case farmaceutiche del pianeta.

Se guardiamo al grafico qui sotto riportato possiamo visualizzare il concetto:


Per il momento addirittura la minor fiducia sul sistema finanziario americano, che resta il più liquido al mondo (e quello che assomma oltre il 70% di tutte le attività finanziarie globali), non si è nemmeno tradotta in un declino del Dollaro americano, sebbene due grandi derive lascino ritenere che quest’ultimo tornerà a perdere valore: la volontà crescente di molti paesi emergenti di sostituire il biglietto verde come valuta dei propri scambi internazionali la maggior rischiosità dei titoli di stato americani dovuta all’impennata del debito federale USA.

Il conflitto insomma ha lasciato ferite profonde nelle coscienze di tutti ma non ha quasi scalfito i mercati finanziari che si sono limitati ad una rotazione dei titoli preferiti dai grandi gestori di portafoglio in direzione di quelli più “tranquilli” e maggiormente capaci di distribuire dividendi.

LA SCOMMESSA È CHE, MAGICAMENTE, TUTTO FINISCA PRESTO

A dire il vero nell’ultimo mese è cresciuta la volatilità media dei corsi. Ma alla fine la liquidità globale non è scesa molto e i danni alle gestioni patrimoniali sono stati minimi. La cosa non è fuori dal mondo, normalmente le crisi geopolitiche tendono a offrire ottime opportunità d’acquisto sui mercati azionari sulla scia di timori apocalittici incontrollati, ma fino ad oggi la grande scommessa degli investitori è stata quella che la nuova guerra del Golfo Persico non potesse proseguire a lungo. Ora invece ci si attende una ulteriore impennata di costi delle materie prime e l’ovvia necessità di dirottare le risorse pubbliche in direzione della macchina militare, che non potranno che impoverire consumatori e percettori di salari-base, oltre a far innalzare i tassi d’interesse generando minusvalenze per coloro che detengono titoli a reddito fisso.


In teoria l’aumento di produttività del lavoro che in tutto il mondo sta producendo l’ampia adozione dei sistemi di Intelligenza Artificiale potrebbe compensare le conseguenze inflazionistiche del conflitto. Ma in proposito non vi sono affatto certezze, tanto per la notevole resilienza del tasso d’inflazione media registrata già prima dell’inizio della guerra, quanto per il fatto che la domanda di energia sul pianeta è assolutamente crescente, pur in presenza di un notevole divario tra domanda e offerta che ne amplifica il costo.

DALLA GUERRA C’È SEMPRE QUALCUNO CHE CI GUADAGNA

Il circolo vizioso dunque è quello che la possibile maggior produttività avverrà al prezzo di un maggior consumo di energia che, inevitabilmente però, costerà più cara. D’altra parte in una situazione come quella attuale (con le negoziazioni per la pace in corso il cui esito appare tutt’altro che scontato) i mercati finanziari hanno “naturalmente” mantenuto un profilo di moderato ottimismo, dal momento che molti titoli azionari (soprattutto quelli americani) potrebbero trarre beneficio persino dalla prosecuzione della guerra del Golfo, mentre i titoli bancari potrebbero ancora una volta trovarsi in posizione rialzista in caso (probabile) di aumento dei tassi d’interesse (poiché anche i loro margini salirebbero).

DETENERE LIQUIDITÀ NON È UNA STRATEGIA

Dunque, se da un lato molti risparmiatori oggi stanno optando per tenere una maggior quota dei loro averi in liquidità, questo comportamento non potrà durare a lungo: né in caso (probabile) di prosecuzione della guerra (il maggior tasso di inflazione erode inevitabilmente il valore del contante) e nemmeno in caso di cessazione della stessa, poiché sarebbe un evento da festeggiare per la maggior parte delle borse valori e restare liquidi significherebbe restare lontano dai guadagni. C’è da attendersi perciò che il mercato non resti fermo com’è adesso.

PERCHÈ LE BANCHE CENTRALI CONTINUANO A COMPERARE ORO

Da notare il fatto che gli acquisti netti di oro fisico da parte delle banche centrali di tutto il mondo sono proseguiti anche nell’ultimo mese e che dunque neanche queste ultime indirettamente si attendono un’impennata del costo del denaro, che penalizzerebbe inevitabilmente le quotazioni del metallo giallo.


Se nemmeno le banche centrali “vedono” un deciso rialzo del costo del denaro, allora ne possiamo concludere che l’ottimismo dei mercati forse appare ugualmente fondato, sebbene l’innalzamento della volatilità possa permettere di giustificare, nel breve termine, qualsiasi teoria, sia rialzista che ribassista. I mercati finanziari restano fortemente esposti ai possibili contraccolpi degli ultimi eventi geopolitici, ma la vicenda di questa guerra ci sta insegnando che ciò vale soltanto nel breve termine.

I MERCATI HANNO SEMPRE RAGIONE

Nel medio termine di fatto fino ad oggi non è successo quasi nulla. E se coloro che hanno scatenato il putiferio sembrano essere i primi a poterci rimettere in caso di prosecuzione del conflitto, allora magari anche questa volta avranno avuto ragione i mercati: questa guerra, per quanto sembri strano, non potrà in nessun caso proseguire troppo a lungo!

Stefano di Tommaso