CHI CONTROLLA I MERCATI

L’inflazione prosegue la sua corsa trainata dal rialzo (oramai da tre mesi) prezzo del petrolio, del gas, dei fertilizzanti, di numerose materie prime e, soprattutto, dall’energia. Una tendenza pericolosa per la salute economica del mondo intero ma le borse continuano a correre avanti, trainate dal “new deal” dell’intelligenza artificiale (AI), dai generosi investimenti che ne stanno alimentando la diffusione e dai grandi profitti che ne conseguono.


La tendenza al rialzo dell’inflazione ha convinto i mercati al conseguente rialzo dei tassi d’interesse e ha penalizzato i bond ma non ha arginato l’avanzata dei titoli azionari legati all’information e communication technology. Ma solo quelli.


Se dagli indici azionari togliamo questo settore le borse risultano piatte. Non stupisce allora che le prime 10 società del settore rappresentano ormai oltre un terzo del valore totale del mercato azionario americano.


Il boom dell’intelligenza artificiale ha quindi trasformato i mercati finanziari a partire dal 2023 quando si è messa in evidenza la leadership di NVIDIA, che annunciava risultati molto superiori alle attese grazie alla domanda di chip per AI fino a quando le vendite di questi ultimi sono letteralmente esplosi: da 3,4 miliardi di dollari nel 2023 a oltre 60 miliardi nel 2026. E ancora oggi la domanda per microchip di ultima generazione e per ulteriore potenza di calcolo di nuovi data center e continua a crescere.


Oltre a NVIDIA anche altre aziende come AMD (Advanced Micro Devices) e Broadcom hanno registrato forti aumenti dei ricavi grazie all’AI, soprattutto nei server e nelle infrastrutture per modelli AI dal momento che il settore dei semiconduttori ha guadagnato oltre il 420% dal 2023, mentre invece numerose software house sono rimaste indietro perché gli investitori temono che l’AI possa sostituire parte del software tradizionale, penalizzando grandi società come Salesforce o Adobe.

L’arena competitiva però continua a concentrarsi. Una quota enorme dei profitti dell’intero mercato azionario USA deriva da pochissime aziende che fanno business grazie all’AI. Nvidia da sola ha contribuito in modo decisivo alla crescita degli indici. Anche OpenAI e Anthropic hanno visto le loro valutazioni moltiplicarsi rapidamente, diventando i simboli della nuova “bolla” AI nel venture capital,nbsp; ma chi fa software appare decisamente più vulnerabile di chi produce materiali, energia e ingegneria dei nuovi superchip. E dunque il vincitore assoluto della corsa all’AI non è un produttore di modelli per quest’ultima, bensì chi ha mostrato di poterci guadagnare davvero sopra.


Anche per questo motivo l ’AI non rappresenta solo una moda dei mercati borsistici ma poggia su grandi e crescenti profitti e sta ridisegnando la leadership economica e finanziaria globale. Ma chi ne beneficia sono pochissimi grandi operatori: oltre chi fabbrica i chip anche chi realizza i data center e chi vende loro energia e infrastrutture. L’AI sta cioè facendo nascere un nuovo capitalismo finanziario e tecnologico, in cui Nvidia non è più soltanto un’impresa dominante, ma è divenuta un’ “infrastruttura sistemica” dell’intero ecosistema tecnologico globale.


Le conseguenze potenziali sono enormi, sia per i mercati finanziari sia per l’economia reale. Tradizionalmente una big tech produceva tecnologia, vendeva prodotti, faceva profitti. Nvidia invece oramai finanzia anche le startup, investe nei data center, partecipa al capitale delle aziende clienti, influenza le valutazioni di mercato e crea dipendenza tecnologica ai suoi clienti in una sorta di flusso circolare che alimenta sé stesso. Cioè è contemporaneamente fornitore, cliente, investitore, piattaforma, standard industriale. Sta concentrando uno strapotere nelle proprie mani non soltanto finanziario e di mercato ma anche e soprattutto a livello cognitivo.

Questo perché l’AI sta divenendo centrale per ogni attività tecnologica ma essa richiede l’uso di chip molto avanzati, di molta energia per i data center, di capitale gigantesco per le innovazioni, richiede l’accesso a moltissimi dati, e ingegneria proprietaria. E solo pochissimi operatori possono sostenere questi costi. Il che crea barriere all’ingresso quasi invalicabili per gli altri operatori e una dipendenza sistemica che fino ad oggi è stata letteralmente sottovalutata. Quindi una grande quantità di industrie tecnologiche di ogni genere, di gestori di data center, di grandi utilities che forniscono energia e di fornitori di infrastrutture di interconnessione sono divenuti tutti dipendenti dallo stesso vertice che fa capo a NVIDIA, la quale con la liquidità generata (quest’anno 100 miliardi di dollari) tende a dominare anche i mercati finanziari.


Nvidia vende chip con enormi profitti, li reinveste in aziende che in cambio comprano i suoi chip e sospingono in tal modo la sua valutazione, cosa che a sua volta spinge i mercati finanziari a investire di più nell’AI innalzando le aspettative. Ovviamente il rischio è che Nvidia fallisca ma al momento non si vede come: ha un bilancio fortissimo, genera cash flow giganteschi , fa grandi profitti e continua a crescere. Inoltre l’AI produce una domanda autentica, e genera un cash flow che non è immaginario come ai tempi della bolla delle “Dot.Com”. Quindi la “bolla speculativa dell’AI” non è basata soltanto sulle aspettative bensì sui profitti. I rischi tuttavia esistono ugualmente: ad esempio la possibilità di arrivare a generare una sovracapacità produttiva ben prima dello sviluppo della domanda di AI. Ma per il momento la domanda cresce. Oppure quello che il costo proibitivo dell’energia arrivi a far crescere troppo il costo computazionale azzerando investimenti e profitti.


Il circolo vizioso che sorregge i profitti di Nvidia però è diventato al tempo stesso un punto di forza geopolitico dell’America, una leva strategica dello sviluppo economico di tutto l’Occidente. Attraverso Nvidia gli USA controllano ogni produttore di chip avanzati, di nuove architetture AI, di software evoluto. I fornitori di cloud rafforzano il predominio tecnologico americano a scapito dell’Europa, che ne dipende fortemente e consente agli USA di sperare di primeggiare sulla Cina, la quale non va altrettanto veloce. In teoria oggi l’America attraverso una sola grandissima corporation sta assicurando la propria supremazia tecnologica innalzando la produttività del lavoro e attirando ulteriori capitali sui propri mercati finanziari.


Dunque possiamo scommettere sul fatto che Nvidia è oramai diventata troppo importante perché il sistema finanziario americano la voglia mettere in discussione. È una vera e propria trasformazione del capitalismo che diviene altamente centralizzato, finanziariamente interconnesso, fortemente controllato e sempre più pesantemente incentrato sulla predominanza geopolitica americana.

Al tempo stesso però l’America e i suoi iper capitalisti non riposano sui propri allori: stanno puntando decisamente a consolidare la loro predominanza attraverso la combinazione dell’Intelligenza Artificiale con due altri fattori tecnologici, decisamente strategici e molto interconnessi all’AI: i nuovi computer quantistici e la le nuove tecnologie aerospaziali.


La diffusione dei computer quantistici potrebbe dar luogo a una trasformazione del panorama economico globale ancora più profonda di quella che sta generando lo sviluppo dell’AI, ma sicuramente richiederà tempi diversi: l’AI sta immediatamente generando ricavi enormi, mentre il quantum computing è ancora in una fase iniziale, simile a quella di Internet negli anni ’90. Tuttavia, governi e mercati li considerano una tecnologia strategica perché potrebbe rivoluzionare la crittografia e la cybersecurity, con ricadute per tutte le altre industrie: dalla farmaceutica, alla chimica alla finanza, agli armamenti e all’intelligence.

È l’unico mercato finanziario globale in grado di sostenerne i giganteschi investimenti necessari per fa arrivare ai mercati il prodotto finito è quello americano. Tuttavia, così come l’AI ha creato una corsa soprattutto ai data center e ai chip GPU, il quantum computing sta creando una corsa alla criogenia, ai nuovi semiconduttori, alle architetture di networking quantistico, ai sensori quantistici e ai materiali superconduttori. I veri vincitori perciò potrebbero non essere le aziende che ingegnerizzato e costruiscono computer quantistici, bensì soprattutto chi fornisce loro componenti e infrastrutture.


Come nell’AI il potere si è finora concentrato in poche società (Nvidia, Microsoft, Meta, OpenAI), anche il nel quantum computing potrebbe creare oligopoli tecnologici nei cloud quantistici, nei brevetti delle nuove tecnologie, nella produzione di hardware (cioè di nuovi super-chip) di nuova generazione, nello sviluppo di reti dati di nuova generazione. Molte aziende quotate nel settore quantum hanno valutazioni molto speculative rispetto ai ricavi reali. Il mercato sta prezzando il potenziale futuro, la leadership tecnologica il valore geopolitico della supremazia in questo settore. È una dinamica simile alle prime fasi AI, ma ancora più immatura.

Gli USA stanno già oggi sussidiando il quantum computing poiché lo considerano una tecnologia di sicurezza nazionale, al pari di AI e semiconduttori e hanno lanciato il National Quantum Initiative per coordinare gli investimenti in ricerca, materiali, applicazioni e formazione, con l’obiettivo di mantenere un vantaggio strategico sul resto del mondo. Il DARPA e la NSA per questo motivo stanno investendo sperando di poter mettere le mani sui nuovi sistemi di cybersecurity, sulla navigazione senza GPS, sulla decrittazione avanzata, con l’evidente scopo di trarne una supremazia militare. Al tempo stesso e per il medesimo motivo gli USA stanno limitando l’export verso la China di chip avanzati e tecnologie quantistiche sensibili. La logica è identica a quella usata per i semiconduttori AI: impedire alla Cina di raggiungere la medesima frontiera tecnologica.


Anche l’IPO di SpaceX è vissuta quasi “militarmente” dagli USA per rafforzare la propria leadership sul resto del mondo. La quotazione di giganti tecnologici precedentemente privati (come SpaceX, con una valutazione potenziale di 1,75 trilioni di dollari) permette agli investitori comuni di accedere a opportunità di guadagno finora riservate esclusivamente a fondi e grandi investitori privati e rappresenta un modo per estendere l’appetibilità delle nuove tecnologie ai mercati finanziari anglosassoni.

La questione principale relativa alle tecnologie aerospaziali tuttavia riguarda la concentrazione di potere in un mondo ipertecnologico dove i meccanismi di governance tradizionali sono quasi inesistenti. Grazie a una struttura azionaria a doppia classe, Elon Musk mantiene un controllo virtualmente incontestato sul voto e sul consiglio di amministrazione. SpaceX ha inoltre recentemente assorbito XAI, spostando il focus dal core business originale (la colonizzazione di Marte) alla corsa agli armamenti dellintelligenza artificiale. E se Musk dovesse cambiare nuovamente direzione, gli azionisti non avrebbero alcun potere reale per opporsi, definendo questo rischio: uno “strategic bait-and-switch” (un inganno strategico).

E qualcuno sta anche pensando di trasferire in orbita la maggior parte dei data center puntando sulla loro miniaturizzazione e sul fatto che in orbita l’energia solare porterebbe quasi a zero il costo energetico dell’elaborazione dati e l’energia sprecata nella dispersione del calore dei chip sarebbe l’ultimo dei problemi con il freddo glaciale che c’è in quota. Dunque se queste tecnologie prendessero piede potrebbero radunare tanto l’aero-spazio così come i nuovi computer quantistici e pure le infrastrutture di rete, dal momento che l’interconnessione con i satelliti le salterebbe a piè pari.

Tutto questo per far presente che siamo di fronte a un momento importante per i mercati finanziari che può definire un’intera epoca. Le ambizioni di Musk (espandere la coscienza in orbita) sono di una scala tale da rendere difficile prevedere se il risultato sarà storico nel senso positivo o in quello catastrofico. In definitiva il destino dell’America che lotta al fine di mantenere una supremazia anche per gli anni a venire, ma anche quello del 75% dei mercati finanziari globali ( He sono concentrati negli USA) e forse anche dellumanità oggi dipendono dal successo di pochi potentissimi centri di potere. I quali evidentemente tifano per sé stessi e alimentano il vortice (apparentemente) senza fine che continua a far crescere le quotazioni dei titoli ipertecnologici americani.

Stefano di Tommaso