L’OTTIMISMO DEI MERCATI FINANZIARI

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Dopo una fine d’anno “col botto” le aspettative degli operatori finanziari restano moderatamente ottimistiche anche per la prima parte del 2026. Esploriamo perciò i motivi alla base di tali attese e le tendenze di fondo che li determinano.

L’ECONOMIA AMERICANA CORRE PIÙ DEL PREVISTO

I dati statistici americani, pubblicati di recente dopo la conclusione dello “shutdown” degli uffici pubblici americani, hanno contribuito a smentire le aspettative diffuse tra gli economisti relativi a uneconomia vista in rallentamento nel 2025. Il PIL americano è invece cresciuto di un inebriante 4,3% annuo nel terzo trimestre del 2025 e anche gli ultimi aggiornamenti sulla disoccupazione sembrano moderatamente positivi.


LE BORSE RESTANO SUI MASSIMI

Cosa che lascia prevedere per i mercati finanziari la prosecuzione delle tendenze evidenziate a fine 2025. Dunque con un inizio d’anno 2026 tendenzialmente positivo. (Si veda il grafico sottostante):


I TASSI SCENDERANNO ANCORA ?

L’unico problema che ora assilla la banca centrale delle banche centrali (la Federal Reserve) è se ha conseguentemente sbagliato a tagliare i tassi d’interesse. L’attesa per l’inflazione USA rimane stabile intorno al 3,2% (si veda il grafico qui sotto) il che è positivo in funzione dell’enorme crescita economica. Che però in America non cresce soltanto in funzione dei consumi bensì soprattutto a causa degli ingenti investimenti privati nelle infrastrutture tecnologiche necessarie per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e soprattutto nelle centrali per la produzione dell’energia con la quale saranno alimentate. Anche questo è un dato che offre spunti di ottimismo per la crescita economica prospettica.


Ma per produrre energia servono soprattutto petrolio, gas e uranio. E ovviamente tanto negli USA quanto nel resto dell’occidente tutti si chiedono in che direzione si muoverà il prezzo del petrolio. Al di là dei facili entusiasmi seguiti al blitz militare nei confronti del Venezuela, che può vantare le più grandi riserve al mondo di petrolio pesante (si veda l’immagine qui sotto riportata), anche se in realtà quel Paese estrae soltanto 1 milione di barili al giorno a causa del fatto che ha infrastrutture obsolescenti.


IL PREZZO DEL PETROLIO NON SEMBRA VOLER RISALIRE

La dinamica del prezzo del petrolio (vedi grafico qui sotto) è importante anche per fare previsioni sull’inflazione prospettica, la cui determinante principale rimane il prezzo dell’energia e, in ultima istanza, per poter prevedere eventuali variazioni dei tassi d’interesse.


I TASSI D’INTERESSE A LUNGO TERMINE SEMBRANO AVER FINITO DI SCENDERE

Anche in Europa e in Cina sono in arrivo i dati sullinflazione ma nessuno si attende grandi sorprese. Nessuno si aspetta dunque grandi variazioni sull’andamento dei tassi d’interesse salvo il fatto che, oramai, nessuno si aspetta più che quelli a lungo termine possano continuare a scendere, anche qualora le banche centrali muovano al ribasso i tassi a breve termine. Sì veda al riguardo l’andamento relativamente piatto (ma con minimi crescenti) dei tassi di rendimento dei titoli di stato americani a 10 anni:


Nonché i rendimenti (decisamente crescenti) dei titoli di stato giapponesi (grafico qui sotto riportato). Occorre peraltro tenere presente che l’andamento dei tassi d’interesse in Giappone ha storicamente sempre anticipato quanto poi è avvenuto nel resto dei Paesi OCSE.


MOLTO DIPENDE DALLA LIQUIDITÀ GLOBALE IN CIRCOLAZIONE

Resta fortemente da monitorare però l’andamento della liquidità complessiva in circolazione (in generale già alta) perché le attese degli operatori finanziari restano ottime al riguardo a causa della necessità delle banche centrali di supportare le emissioni dei titoli di stato. Sì veda al riguardo l’andamento dell’aggregato ”M2” qui sotto riportato:


Ovviamente qualora si verificasse un’ulteriore crescita della liquidità globale anche in futuro allora non soltanto le borse, ma anche le quotazioni dell’oro, oggi vicine ai massimi di sempre (si veda il relativo grafico) potrebbero continuare a beneficiarne.


ALLA FINE LA GEOPOLITICA NON SEMBRA UN PROBLEMA

Gli osservatori continuano evidentemente a preoccuparsi per la dinamica geopolitica globale, che vede esacerbare le tensioni tra il blocco occidentale e quello dei Paesi BRICS, soprattutto a causa dell’attivismo americano (ora si parla di nuovi interventi in IRAN) ma anche di quello franco-britannico (si veda il recente bombardamento in Siria, formalmente nei confronti di basi ISIS). L’apertura di nuovi conflitti locali potrebbe spingere al rialzo il prezzo del petrolio ma, come si è visto più sopra, al momento le sue quotazioni sembrano invece più orientate al ribasso.


E LA VOLATILITÀ SCENDE

Neanche i mercati finanziari ne hanno, di conseguenza, risentito. E dunque, per il momento restano cautamente ottimisti. Come si può vedere anche dall’andamento decisamente calante (fino ad oggi) della volatilità dei titoli azionari americani.


Stefano di Tommaso