APPUNTI DI TRADING

N. 118 – sab 12 apr 2025

Operazioni in essere : nessuna

Premessa : certamente non è elegante ripetersi, ma credo che la settimana 7 – 11 aprile abbia fatto vedere a tutto il mondo, che comprende anche i lettori, cosa può succedere se non si mettono gli stop loss.

Qualcuno obietterà che poi, dopo il crollo culminato lu 7.4, merc 9.4 alle 19 circa ( ora italiana ) TRUMP ha spostato di 90 gg i dazi ( a molti, ma non a tutti ) e ha invertito il Mercato.

Vero.

Questo tuttavia non dimostra che possiamo evitare gli stop loss, ma unicamente che ORA prendere posizione sui Mercati è consentito solo al presidente e ad alcuni dei suoi finanziatori. Non tutti, evidentemente.

GOLD GIU 25

Settimana ingestibile.

Fortunatamente non erano previste operazioni.

Lu 7.4 GOLD ha rotto il minimo della settimana precedente, scendendo a 2956 cash, per poi salire di 289 USD nei successivi 4 gg, dando vita ad una settimana outside rialzista, immagino la più grande di sempre.

Quindi avrebbe stoppato due volte, prima al ribasso, poi al rialzo.

Si tratta solo di voci, ma pare che la Cina stia uscendo a buon ritmo dal dollaro U.S.A. a favore di GOLD e CHF.

Niente EURO, a quanto sembra.

Non compro oro a 90 euro al grammo, ma non posso di certo vendere se la Cina mantiene questo contegno.

Attendo.

SILVER MAGGIO 25 ( paragrafo lungo, ma servirà in seguito )

Merita riproporre una parte della precedente N. 117 :

“Rammento che in marzo 2025 scadeva un ciclo temporale di medio – alto rilievo.

Nell’ àmbito di marzo, avevo trovato un ciclo settimanale nella settimana del 24 – 28 marzo e quindi volevo vendere quando si fosse avvicinato a 34,86 operando poi in rottura del minimo di ogni giorno precedente.

Nella settimana 24 – 28 marzo, SILVER CASH era salito fino a 34,58 – molto vicino all’area che mi interessava.

Sottolineo che il future maggio sta prezzando circa 90 cent più del cash, fatto assolutamente anomalo, quindi a SILVER CASH 34,86 corrisponderebbe il maggio fut a 35,76.”

L’anomalia di SILVER FUTURE rispetto al prezzo per contanti si è ribaltata dalla parte opposta.

Ora il maggio future vale solo 5 cents più del prezzo cash.

Lu 7.4 SILVER CASH è precipitato a 28,34 USD ( da 34,58 ) e il MAGGIO FUTURE è addirittura andato sotto il prezzo per contanti, scendendo fino a 27,54 ( da 35,50 ).

Quindi il 28.3 il MAGGIO FUTURE valeva 92 cents più del cash, mentre il 7.4 valeva 80 cents di meno.

Ciò sembra testimoniare una scollatura ( temporanea ? ) tra SILVER in consegna per contanti e i contratti a termine.

Nei 4 gg successivi il MAGGIO FUTURE è salito da 27,54 a 32,30 – quasi il 20 %

Più volte avevo scritto che avevo un forte segnale mensile in marzo e un medio segnale settimanale il 24 – 28 marzo, quest’ultimo con calcolo di prezzo sul doppio massimo di 34,86.

SILVER salì ve 28.3 solo a 34,58 cash

Un cliente, stupìto prima dalla precisione dell’analisi e poi dal fatto che l’occasione è stata persa per meno di 30 cents, mi ha chiesto se si possa ovviare a questi sprechi di brillanti occasioni.

Rispondo a tutti che dovrei cambiare strategia :

– Si vende a rate intorno all’obiettivo
– Si fissa lo stop loss non ogni sabato precedente, ma gg dopo l’apertura dell’operazione, quando si vede ( o si crede di aver visto ) l’intero sviluppo della salita.

E’ quello che talvolta faccio con il mio denaro, ma ciò richiede interventi giornalieri, la collaborazione di una SIM tempestiva negli alert e, ugualmente, non sempre va dritta.

Comunque non si può fare mentre un presidente fa trading.

DOW JONES INDU CASH

Il limite molto stretto in % che avevo stabilito, relativamente agli stop loss, avviando questa Lettera, che intendeva proteggere il capitale, non può consentire di operare con questa ampiezza di range giornalieri.

In realtà, come anticipato in calce al paragrafo precedente su SILVER, finchè non cambia il contegno di chi sta manovrando, possiamo avere un giorno a meno 5 % e il successivo a più 5 %, ma può andare anche peggio.

Merc. 9.4 è successa una brutta cosa, a Mercati aperti.

Siamo passati da zero a 7 % per DOW e 11 % per NAS 100 dalle 19.00 alle 22.00.

Così non si può operare, sarebbe come tirare una moneta; immagino che solo quei pochi si stiano riempendo le tasche e poi qualcuno, non invitato al tavolo, penserà una contromisura.

Avevo scritto che: “……………. ritenevo poco probabile la rottura del minimo dell’anno 2024 ( 37122 ) in quanto fu uno splendido pull back sul top di inizio 2022 ( 36952 ) livello dal quale il Mercato andò giù fino a ottobre 2022 a 28660, da cui parte la trend line di cui parlo da oltre un anno e che ha accompagnato questo Mercato con un magnetismo visto non di frequente.

Vedendo la violenza del ribasso in corso e considerando che il fatto nuovo non è un evento di impatto ad ora calcolabile, anche 37122 potrebbe essere a rischio.

Le analisi vanno fatte nei momenti in cui il Mercato è normale, non quando un evento esogeno lo altera, ma l’enorme potere nelle mani del protagonista di questi ultimi 3 gg dà qualche titubanza in più.

Nella settimana 7 – 11 aprile ho calcolato un possibile acquisto intorno a 37000.

Vengono i brividi, vista la caduta libera, ma i calcoli mi porterebbero esattamente qui e ora.”

…. e ancòra :

“Gli obiettivi in giù sono talmente lontani che preferirei non parlarne, per evitare sberleffi”

e prima :

“Troverei statisticamente credibile un target finale tra 39000 e 37500 per DJ CASH.”

Tornando a QUI e ORA, è vero che il minimo 2024 di 37122 è stato rotto il lu 7.4 fino a 36661, ma dovrebbe colpire di più che DOW JONES è stato sotto 37122 solo per qualche ora, giusto per stoppare chi avesse attribuito un significato a quel livello, per poi restare nei paraggi, ma sempre sopra 37122.

La velocità del crollo da 45000 a 39 – 38000 mi aveva fatto dubitare del segnale di acquisto a 37000 che avevo per il 7 -11 aprile e quindi non ho inserito l’ordine, nemmeno personalmente, anche perché non era evidentemente possibile fissare un livello di stop loss.

Sotto 37122, eventualmente confermato in chiusura giornaliera o, per chi ha i nervi saldi, settimanale, vedo un vuoto di migliaia di punti e quindi NON SI PUO’ stare senza stop loss, ancora una volta.

Dopo sparate, smentite, strizzate di occhio e quant’altro ci hanno servito in questo infernale 7 – 11 aprile 2025, penso che il livello di 36661 , anche dopo soli 4 gg di trading, possa essere considerato uno stop loss di discreto significato.

Pertanto, senza cedere alla inevitabile perplessità sullo scenario, sin dalle 16.30 di lu 14.4 inserirò i seguenti ordini :

compero 1 GIU MICRO DJ FUT A 37500 , con stop loss a 36500

compero 1 GIU MICRO DJ FUT A 37000 , ugualmente con stop loss a 36500

Come per SILVER, anche per DOW JONES, due clienti dello studio mi hanno chiamato per capire, dopo che avevo da tempo indicato il livello di 39000 – 37500, poi affinato a 37000, come ragionevole target, se avessi comprato personalmente DOW JONES.

Non ancora.

Purtroppo lo spettacolo tenuto negli ultimi gg è solo per pochi protagonisti.

Chi non è tra gli invitati, rischia di venire sballottato prima, tritato poi.

Osservo semplicemente che, in un grande fracasso e una caduta da 44000 circa ( ultimo top del 3 marzo ) a 36661, il Mercato si è fermato ( più o meno ) intorno al “livello tecnico” in coincidenza di un segnale settimanale di medio rilievo.

Questo aspetto mi interessa molto, perché attribuisce un duplice significato, di prezzo e di tempo, al 36661 del 7 – 11 aprile.

Segnalo infine che, se tale livello dovesse cedere, poco probabile nei prossimi gg, vedo un vuoto fino a 33000 in prima battuta e poco sotto 30000 eventualmente.

Sembrano prezzi lontani, ma, tra i due livelli, si trova il 50 % della spinta tra 18213 ( COVID 19 ) e 45073 ( recenti massimi assoluti )

In fondo sarebbe un ritorno a price – earning accettabili anche per il grande W. BUFFET, esempio imperituro.

NASDAQ 100 CASH ( sarò sintetico per bilanciare il prec. paragrafo )

E’ già sceso del 25.5 % da 22222 ( segnalato come un numero quanto meno strano, mi ricordava SP 500 a 666 nel marzo 2009 ) a 16542

Per chi ama le definizioni, oltre il 20 % di discesa si tratterebbe di BEAR MARKET conclamato.

Non mi interessa come si chiama.

Vedo un vecchio ostacolo, risalente al 2023, intorno a 15600.

Forse scende fin là.

Ci sono anche altri supporti, lontani.

La cosa rilevante è che NAS 100 ha perso il 25.5 % , ma NVIDIA e altri big sono scesi molto oltre e i danni per certi fondi sovraesposti sui TOP 7 saranno evidenti.

Nota finale ( lunghissima )

Avevo scritto :

“…………….. tra 37000 di DOW JONES E 4800 di SP 500 ( 4818 fu il top di gen 2022 seguìto da agonia di 10 mesi fino a 3491 di ott 2022 ) immagino che Warren inizierà a compricchiare, con un occhio dedicato al NAS 100.

Bravo e coraggioso per tutto il 2024 a vendere a piene mani APPLE & co. che, nel frattempo, salivano e il Grande era criticato da molti, nell’ipotesi che avesse “perso il tocco magico.

Del resto, con le quantità di singoli titoli nel suo portafoglio, BUFFET può vendere solo quando un titolo è ancòra in chiaro up trend, meglio se maniacale.

Così si prende lo scherno di molti, ma anche liquidità da reinvestire quando a lui piacerà.”

Aggiungo ora :

Intorno al 15 maggio, purtroppo manca oltre 1 mese, verrà pubblicato il portafoglio di BERKSHIRE HATHAWAY al 31.3.2025 , giorno in cui a taluno la caduta pareva già assolutamente eccessiva, ma poi giunse il resto.

Saprò finalmente se W. BUFFET già allora aveva scucito qualche dollaro dei 341 miliardi di cui disponeva al 31.12.2024.

Spero di non annoiarvi a ricordarlo, ma immaginavo proprio di no.

Ora mi spingo oltre.

Potrei chiedermi se vedendo DOW JONES a 37000, SP 500 a 4835 e, soprattutto, NASDAQ 100 a 16500 il Grande abbia speso una rilevante quota del cash; mi rispondo che non sarà andato oltre il 20 %.

Massimo una settantina di miliardi, giusto per esserci.

Non sono lui, non posso intervistarlo e non spenderò 6-700000 USD per ospitarlo a cena ( ogni anno le offerte lievitano ), ma sto cercando di calcolare quale livello possa corrispondere al “ margine di sicurezza “ di cui BUFFET avrà certamente discusso con il suo maestro Benjamin Graham.

Pensa e ripensa, temo che 37000 non possa bastare.

Leonardo Bodini

 

 




IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA

Tutti a prendersela con Donald Trump & C. per le tariffe doganali annunciate. Soprattutto il “mainstream” europeo. Ma siamo sicuri che (almeno in parte) ciò che sta accadendo non sarebbe successo ugualmente? Magari in misura molto ridotta, ma è proprio questo il punto: quanta parte dei forti ribassi che abbiamo visto in borsa in tutto il mondo è dovuta alla speculazione? E quanto può durare? I grandi burattinai dei mercati (e dell’informazione di massa, ovviamente) hanno deciso di approfittare degli annunci per provocare una gigantesca ondata di vendite. E di allarmi. Ma anche qui sta probabilmente il bandolo della matassa: quanta parte di questi allarmi (recessione, stag-flazione, guerre commerciali, eccetera…) da qui a qualche settimana sarà verificata? Poca, probabilmente. Ecco: tanto tuonò che piovve? Staremo a vedere…

 

IL PERICOLO DI STAG-FLAZIONE

Prendiamo atto del fatto che persino il governatore (uscente e che non sarà rinnovato) della Federal Reserve si è sperticato in previsioni drammatiche e allarmistiche ma, per il momento, di fatti non ce ne sono quasi. Soprattutto per gli Stati Uniti d’America, la cui economia continua a marciare anche se (e lo si sapeva già) un rallentamento della crescita impetuosa vista fino all’anno scorso è nelle cose. E il fatto che i dazi scateneranno inflazione è tutto da dimostrare. Anzi: le guerre commerciali possono addirittura provocare deflazione.

Ma soprattutto prendiamo atto del fatto che in America le imprese stanno continuando ad assumere, dal momento che i consumi interni continuano a tirare (il paese conta per il 25% di tutti i consumi del mondo) e che le retribuzioni continuano a crescere (anche grazie al basso tasso di disoccupazione e alla crescita assoluta del numero degli occupati). Non soltanto: si stima che la discesa del prezzo del petrolio (siamo arrivati a 60 Dollari: si veda il grafico qui riportato)

e quella dei tassi d’interesse (buona parte delle vendite in America sono assistite dal credito al consumo) possa far incrementare il reddito disponibile per le classi meno abbienti. E poi i profitti delle imprese continuano a crescere. Di seguito una tabella dei profitti attesi a Wall Street (relative alle prime 500 imprese dell’indice Standard & Poor) aggiornata alla scorsa settimana:


IL BILANCIO FEDERALE AMERICANO AVRÀ UNA BOCCATA DI SOLLIEVO

In America inoltre i dazi porteranno ad un veloce riequilibrio del bilancio federale, dal momento che si prevedono maggiori entrate nell’ordine di 500 miliardi di Dollari (si veda il grafico qui sotto):


La spesa per interessi sul debito pubblico è in discesa e i tagli alla spesa messi in atto dal Dipartimento per l’Efficienza Governativa di Elon Musk dovrebbero completare un quadro assai rassicurante per chi compra i Treasury Bond. C’è un tentativo in corso (che vorremmo definire “politico”) di arrivare a tagliare il Rating federale in funzione del rallentamento del PIL americano, ma di fronte a tali premesse (e comunque a fronte di una crescita del PIL) non sarà per niente facile per le Agenzie di Rating tenere il punto di fronte al resto del mondo.

Dunque di fronte a cali in borsa di questa portata (si veda il grafico qui sotto relativo ai contratti a termine sul principale indice di Wall Street):


E di fronte ai cali dei tassi a lungo termine (già oggi in corso: si veda il grafico qui sotto riportato che compara i tassi medi federali a quelli dei titoli di stato a 2 e 10 anni):


Di fronte a tutto ciò è difficile non aspettarsi un rimbalzo delle quotazioni di Wall Street. E anche a breve termine, vista la doppia gamba discendente riportata nel primo dei due grafici qui sopra, che graficamente sembrerebbe aver concluso un ciclo di ribassi. Ma sono le quotazioni delle borse del resto del mondo potrebbero continuare a scendere.

L’EUROPA E’ MESSA PEGGIO

Per l’Europa è diverso, E lo è per parecchi motivi:

  • Tanto per cominciare di innovazione ne facciamo poca e il settore automobilistico che fino all’anno precedente aveva mosso buona parte della filiera produttiva continentale, è fortemente in crisi a causa della concorrenza cinese, non dei dazi americani;
  • Il maggior costo dell’energia (e la sua scarsità, soprattutto se non verrà abbandonato in fretta il “Green Deal” senza il quale potremmo utilizzare la produzione in eccesso di petrolio per fare energia) incide sulla competitività e riduce lo spazio per investimenti produttivi;
  • Il debito pubblico è in crescita verticale, a causa del programma di riarmo e di riconversione delle imprese tedesche all’industria pesante, dunque il costo del debito non è così scontato che scenderà quanto lo si desidera;
  • Ma soprattutto il grosso delle imprese quotate di dimensioni accettabili, se non è nel comparto automobilistico è in quello finanziario (che rischia di accartocciarsi se l’Europa resta a crescita zero), oppure in quello alimentare (che probabilmente sarà il più bersagliato dai dazi);
  • L’Europa infine rischia di mettere entrambi i piedi in una guerra con la Russia che non promette nulla di buono, se non per i produttori di armamenti (i quali però sono principalmente americani).

Di seguito l’andamento dell’indice cumulativo delle principali azioni europee che, come si può vedere dal grafico qui sotto riportato (relativo al principale indice cumulativo delle borse europee) si è rimangiato tutta la crescita sviluppata a partire dall’inizio del 2025 (a seguito dell’annuncio dei programmi di spesa tedeschi ed europei):


Senza contare il fatto che l’Europa è semplicemente più avanti nella discesa dei tassi d’interesse ma non è detto che possa continuare a sperare di pagare di meno ancora a lungo il costo del denaro a lungo termine (quello dei titoli di stato per intenderci) dal momento che i capitali rischiano di andare altrove.

Ma soprattutto i dazi per l’Europa, che vive di esportazioni, conteranno molto più che per gli USA, gettando molte imprese di fronte alla spiacevole scelta di tagliare i prezzi o di ridurre le esportazioni. Con il rischio che parecchie di esse vadano in crisi. Cosa che coinvolgerebbe ulteriormente le quotazioni delle banche (non per niente in due giorni l’indice del settore bancario è sceso del 15%):


CORREZIONE O “MERCATO ORSO”?

La correzione dunque c’è stata, eccome. Anzi: tecnicamente saremmo entrati in “mercato orso” (cioè ribassista) dal momento che la discesa ha superato il 20% a Wall Street, a meno che il rimbalzo che quasi certamente vedremo non sia di ampia misura. Ma il recupero delle quotazioni difficilmente sarà totale, perché la borsa americana restava e forse è ancora oggi sopravvalutata.

Per l’Europa (e anche per il resto del mondo) potrebbe andare peggio (cioè la discesa delle borse potrebbe essere soltanto agli inizi), dal momento che l’impatto dei dazi potrebbe essere molto più duro e che buona parte della recente corsa delle borse continentali era dovuta quasi esclusivamente ai programmi di riarmo.

Difficile prevedere ulteriori sviluppi, salvo il fatto che resta probabile che i dazi americani diverranno molto presto oggetto di negoziazioni serrate dell’America con il resto del mondo e che dunque il loro perimetro potrebbe cambiare. Ma difficilmente quelle negoziazioni riusciranno a risollevare i mercati finanziari.

Stefano di Tommaso




APPUNTI DI TRADING

N. 117 – sab 5 apr 2025

Operazioni in essere : nessuna

lu 17.3 avevo comperato 1 GIU MICRO NAS 100 a 20000, lu 24.3 comperato 1 GIU MICRO NAS 100 a 20200 e ve 28.3 comperato 1 GIU MICRO NAS 100 a 19700.

Come stabilito nella precedente N. 116, lunedì 31.3 avevo “fatto spazio” per lo stop loss fino a 18500 perché immaginavo che ci sarebbe stata una iniziale prosecuzione del semi – crollo del precedente ve 28.3 e ho alzato il rischio, in attesa di un ripensamento, se non di TRUMP, del suo staff.

Conformemente alla mia ipotesi, lu 31.3 NAS 100 FUT ha aperto il mattino europeo sotto 19000 ( segnando 18800 nella ns. notte tra domenica e lu 31.3 ) e poi ha iniziato a salire, ma alle 16.30, orario in cui avevo stabilito di riportare lo stop loss al livello precedente di 19300, il prezzo era ancora al di sotto.

Quindi non ho atteso molto oltre e ho chiuso a Mercato tutti i tre GIU MICRO NAS 100 al prezzo medio di 19239 con una perdita di :

20000 – 19239 = 761 x usd 2 1522 usd

20200 – 19239 = 961 x usd 2 1922 usd

19700 – 19239 = 461 x usd 2 922 usd

Per un totale di usd 4399, equivalenti ad euro 4000

In realtà poi GIU NAS 100 FUT è risalito fino a 20040 , prima della prolusione di TRUMP di merc 2.4 alla sera, ma gli stop loss funzionano così : si mettono o non si mettono e poi…………… sarei a guardare se 17400 è sufficiente per un rimbalzo, oppure 15600 ( non male, prendo nota ) oppure ?

Nessun ripensamento di TRUMP è giunto lunedì 31.3 e martedì 1.4

Mercoledì 2.4 alle 22.00 ora italiana ha confermato i dazi, anche oltre le % immaginate.

Immediata accelerazione violenta al ribasso.

Gli stop loss costano, ma queste giornate ricordano a cosa servono.

GOLD GIU 25

Rammento che dalla settimana 17 – 21 marzo è iniziata una finestra che si è conclusa ve 4.4., con prezzi – obiettivo tra 3030 e 3060.

GOLD è andato molto oltre, fino a merc. 2.4 alle 22.00

Poi è ritornato nel range.

Nessuna operazione possibile, al momento.

Salvo vendite intorno al doppio massimo di 3168 GOLD CASH , corrispondente a 3200 GIU FUT

SILVER MAGGIO 25

Rammento che in marzo 2025 scadeva un ciclo temporale di medio – alto rilievo.

Nell’ àmbito di marzo, avevo trovato un ciclo settimanale nella settimana del 24 – 28 marzo e quindi volevo vendere quando si fosse avvicinato a 34,86 operando poi in rottura del minimo di ogni giorno precedente.

Nella settimana 24 – 28 marzo, SILVER CASH era salito fino a 34,58 – molto vicino all’area che mi interessava.

Rammento che il future maggio sta prezzando circa 90 cent più del cash, fatto assolutamente anomalo, quindi a SILVER CASH 34,86 corrisponderebbe il maggio fut a 35,76.

Infine, concluso marzo e conosciuto il range mensile, intendevo sfruttarlo intorno ai suoi estremi.

Alle parole di TRUMP, mentre GOLD ha ripiegato ben poco ( due gg da meno 2 % ) SILVER si è sfasciato e, anche con intervento giornaliero mio personale, aprire una posizione al ribasso è stato rischioso e quindi attuato con dosi contenute.

Da merc. 2.4 alle 22.00 ora italiana SILVER FUT è sceso da 35 fino a 29,5 usd ; 16 % di calo in 2 gg

Ingestibile.

DOW JONES INDU CASH

Raramente mi è capitato, come con il segnale di FEBBRAIO 2025 per DOW JONES, di individuare con mesi di anticipo un possibile FINE TREND e poi non riuscire ad approfittarne.

Rileggendo le Lettere da 112 ad ora, trovo la spiegazione.

Nella 112 di sa 1 marzo avevo inserito ordine di vendita a 44700 ( future marzo risalì lu 3.3 non sopra 44121 ) per non superare 500 punti di stop loss ( fissato a 45200 )

Nella 113 lo stesso ordine fu abbassato a 44400, troppo alto per la seconda volta.

Poi accelerazione e due gg di crollo.

Il limite molto stretto in % che avevo stabilito per questa Lettera, che intendeva proteggere il capitale, da tempo conduce a tante, piccole, perdite.

Sto valutando di allargare la % di stop loss.

Se fosse, lo dichiarerò in modo esplicito.

Rammento infine che ritenevo poco probabile la rottura del minimo dell’anno 2024 ( 37122 ) in quanto fu uno splendido pull back sul top di inizio 2022 ( 36952 ) livello dal quale il Mercato andò giù fino a ottobre 2022 a 28660, da cui parte la trend line di cui parlo da oltre un anno e che ha accompagnato questo Mercato con un magnetismo visto non di frequente.

Vedendo la violenza del ribasso in corso e considerando che il fatto nuovo non è un evento di impatto ad ora calcolabile, anche 37122 potrebbe essere a rischio.

Le analisi vanno fatte nei momenti in cui il Mercato è normale, non quando un evento esogeno lo altera, ma l’enorme potere nelle mani del protagonista di questi ultimi 3 gg dà qualche titubanza in più.

Nella settimana 7 – 11 aprile ho calcolato un possibile acquisto intorno a 37000.

Vengono i brividi, vista la caduta libera, ma i calcoli mi porterebbero esattamente qui e ora.

Ovviamente si tratta di un segnale di portata solo settimanale, che non ha il peso del segnale di feb 2025 sempre su DOW JONES, per il quale avevo scritto già nella Lettera 112 di sa 1 marzo, quando DJ era ancora ben sopra 43000 :

………………..”Ciò premesso, sin da lu 3.3, inserirò i seguenti ordini :

vendo 1 MARZO MICRO DJ a 44700 con stop loss a 45200

e, nel caso che l’ordine venga eseguito senza essere stoppato, aggiungerò :

vendo 1 MARZO MICRO DJ alla rottura del minimo del giorno in cui avrò venduto a 44700 senza essere stoppato, sempre con stop loss a 45200.

Serve una salita intorno al 2 %, ben possibile; tutto da vedere che poi inverta e vada a rompere 43100, bottom del mese ( feb 2025 ) ciclicamente rilevante.

Gli obiettivi in giù sono talmente lontani che preferirei non parlarne, per evitare sberleffi, ma immagino che, una volta iniziato un ribasso, il doppio minimo di TRUMP non diventerà triplo, mentre l’area 40000 potrebbe essere difficile da passare al primo tentativo e non perché è una cifra tonda. “

In lettera seguente ho scritto : “Troverei statisticamente credibile un target finale tra 39000 e 37500 per DJ CASH.”

Era un obiettivo da raggiungere in molte settimane.

Quasi ci siamo, in due gg………….

NASDAQ 100 CASH

E’ già sceso del 22 % da 22222 ( segnalato come un numero quanto meno strano, mi ricordava SP 500 a 666 nel marzo 2009 ) a 17387.

Per chi ama le definizioni, oltre il 20 % di discesa si tratterebbe di BEAR MARKET conclamato.

Non mi interessa come si chiama.

Vedo un vecchio ostacolo, risalente al 2023, intorno a 15600.

Vediamo se scende fin là.

Vedo anche altri supporti, lontani.

La cosa rilevante è che NAS 100 ha perso il 22 % , ma NVIDIA e altri big sono scesi molto oltre e i danni per certi fondi sovraesposti sui TOP 7 saranno evidenti.

Nota finale ( lunga, scusate )

Tarderà ancòra un po’ la comunicazione trimestrale del portafoglio di B. Hathaway per capire se al 31.3.2025 avrà già impegnato una quota rilevante dei 334 billion.

Come ho detto, immagino di no.

Ma tra 37000 di DOW JONES E 4800 di SP 500 ( 4818 fu il top di gen 2022 seguìto da agonia di 10 mesi fino a 3491 di ott 2022 ) immagino che Warren inizierà a compricchiare, con un occhio dedicato al NAS 100.

Bravo e coraggioso per tutto il 2024 a vendere a piene mani APPLE & co. che, nel frattempo, salivano e il Grande era criticato da molti, nell’ipotesi che avesse “perso il tocco magico”.

Del resto, con le quantità di singoli titoli nel suo portafoglio, BUFFET può vendere solo quando un titolo è ancòra in chiaro up trend, meglio se maniacale.

Così si prende lo scherno di molti, ma anche liquidità da reinvestire quando a lui piacerà.

Quanto a questa Lettera, per non esaurire completamente i profitti ( esagerati ) prodotti nei primi dieci mesi fino al 28 agosto 2023, aumenterò l’ampiezza dello stop loss e vediamo un po’.

Qualche calcolo da fare.

Leonardo Bodini

 

 

 

 




QUANTO DURA LA CORREZIONE DEI MERCATI?

Le quotazioni di Wall Street sono scese la scorsa settimana sulla scia di una contrazione dei consumi americani e sui timori di una nuova stagione di stagflazione. Ma quanto è realistico pensare che, a fronte di un rallentamento della crescita economica, i prezzi potranno continuare a salire? E quanto è possibile che il rallentamento che sembra di intravvedersi possa trasformarsi in una recessione? Pochino, al momento! I profitti netti delle imprese americane sembrano infatti continuare a correre, sebbene possa profilarsi un incremento dei salari all’orizzonte, a causa del blocco all’immigrazione clandestina, che li calmierava. Dunque le borse potrebbero presto accorgersi del fatto che l’attuale procurato allarme sia privo di fondamento. Anzi: che la discesa dei tassi d’interesse a lungo termine potrebbe proseguire aggiungendo benzina al motore delle borse!

 

L’INFLAZIONE STA DAVVERO SALENDO?

Una serie di dati statistici sembra rafforzare la narrazione che le tariffe doganali del presidente Donald Trump rallenteranno la più grande economia del mondo, mentre la misura di inflazione preferita della Federal Reserve (la Personal Consumption Expenditure, che misura l’aumento dei prezzi esclusi cibo e energia) è aumentata di un decimo di punto a Febbraio. Difficile però affermare che il rialzo dal 2,7% al 2,8% possa significare che l’inflazione sta ripartendo alla grande, almeno sino a quando non ripartiranno alla grande i prezzi delle materie prime.

I CAPITALI STANNO FUGGENDO DALL’AMERICA?

Gli investitori da qualche tempo sembrano essersi allontanati dalle borse americane per andare in Europa o in Cina, o per comperare oro e altri beni-rifugio. Ma il fatto che i titoli di stato a stelle e strisce sul mercato secondario salgano di prezzo e scendano di rendimento (ora il Treasury Bond decennale è al 4,26 per cento) autorizza a pensare che non c’è vera fuga dei capitali dall’America, bensì un mero riposizionarsi su fronti meno speculativi. Qui di seguito il grafico del Treasury Bond a 10 anni e la tabella di tutti gli altri bond americani, aggiornata a Venerdì:


LA STAGIONALITÀ DEI MERCATI BORSISTICI

Occorre infatti ricordare infatti l’ovvia stagionalità dei corsi azionari. Come si può vedere nel grafico qui sotto riportato, la correzione attuale sembra soltanto aver accentuato un fattore assolutamente stagionale (in neretto l’attuale andamento dell’indice SP500 e in grigio l’andamento medio del medesimo nei precedenti 5 anni):


Giudicare l’attuale correzione delle quotazioni di Wall Street è impossibile senza tener conto delle eccezionali valutazioni che i titoli a stelle e strisce avevano raggiunto fino allo scorso metà Febbraio: da vera e propria bolla speculativa. La correzione attuale, di poco più del 10% per i titoli industriali e del 15% per quelli tecnologici, non può da sola autorizzare l’allarme che il “mainstream” mediatico vuole accreditare (sebbene, come vedremo, la medesima correzione non possa ancora dirsi “conclusa”).

Nell’ultima settimana l’indice S&P 500 di Wall Street è sceso del 2% mentre il Nasdaq Composite incentrato sulla tecnologia è scivolato del 2,7 per cento. Nel grafico qui sotto riportato si può tuttavia vedere come la tendenza di fondo dell’ultimo anno resti ampiamente positiva:


Un rallentamento dell’economia americana che, trainata principalmente da consumi eccessivi effettuati da parte di uno dei popoli meglio pagati al mondo e più abituati a contrarre debito non soltanto per acquistare beni durevoli ma sinanco per pagare i viaggi turistici, era quasi necessario a causa di una serie di fattori strutturali primo tra i quali ad esempio la necessaria moralizzazione della folle spesa pubblica che aveva caratterizzato la precedente stagione politica. Nessuno oggi tende più a ricordare il gigantesco rischio di insolvenza cui stava andando incontro il bilancio federale americano solo un paio di mesi fa: al momento del passaggio di consegne da parte di Biden.

LA “BUFALA” DELLA STAGFLAZIONE

L’ultima trovata della campagna mediatica anti-Trump è poi che l’attuale scenario possa condurre ad una situazione di stagflazione (cioè di ripresa dell’inflazione e stagnazione dell’economia). I dati attuali però non giustificano questo allarme, perché per preoccuparsene davvero occorrerebbe prima osservare un’entrata in recessione dell’economia americana (oggi tutta da verificare, per quanto, dopo anni di corsa al rialzo del Prodotto Interno Lordo essa potrebbe anche manifestarsi), e poi anche una ripresa significativa dell’inflazione, non la crescita di un decimo di punto percentuale annuo.


Soprattutto se la confrontiamo con l’andamento, ancora eccessivo, della spesa dei consumatori, aumentata dello 0,4% il mese scorso, in completa inversione di tendenza rispetto al calo dello 0,3% di gennaio. Segno di un’economia ancora lontana da ipotesi di recessione. Pochi giorni fa Goldman Sachs (una banca che non è certo favorevole a Trump) ha rivisto al ribasso le sue previsioni per il PIL americano, portandole a un tasso di crescita annualizzato dello 0,6 per cento nel 2025. Cioè comunque a una crescita.

IL SIGNIFICATO DEI DAZI AMERICANI

Donald Trump insiste con i dazi alle importazioni perché ha un duplice obiettivo: nuovi introiti per il governo federale USA (e i dazi sono da questo punto di vista uno strumento molto potente), e un rallentamento della crescita economica per domare, nel tempo, il rischio di un rialzo dell’inflazione. Anche i tagli agli eccessi e agli sprechi di spesa federale aiutano da questo punto di vista. E, indubbiamente, se l’economia rallenta la sua corsa i consumi si placano e le pressioni al rialzo sui prezzi si stemperano. La teoria che afferma l’effetto inflazionistico dei dazi è, appunto, tutta da dimostrare, nella misura in cui i dazi alle importazioni si limitino a creare un effetto sostitutivo di beni importati con beni prodotti internamente.

Alessandro Fugnoli (strategist di Kairos) fa giustamente notare che: “i dazi equivalgono funzionalmente a una svalutazione. In un contesto di strutturale sopravvalutazione del dollaro e di altrettanto strutturale sottovalutazione del resto del mondo imporre i dazi equivale a riportare i cambi tra le valute su livelli sostenibili. Se il dollaro fosse a 1.20 contro euro e non ci fossero i dazi, nessuno parlerebbe di distorsioni”.


In conclusione i mercati stanno sistematicamente riallineandosi, sebbene in modo scomposto (dunque con molta volatilità dei corsi) verso un riequilibrio tra le valutazioni d’azienda che venivano espresse dal mercato americano e quelle, fino a ieri molto inferiori, dei mercati europei e asiatici. Ovviamente il rischio è che i margini delle imprese occidentali quotate, sino ad oggi molto ampi, possano progressivamente restringersi in funzione della crescente concorrenza, soprattutto proveniente dalla Cina, con i suoi eccessi di capacità produttiva e le sue generose sovvenzioni pubbliche all’industria. I dazi alle importazioni (che sono intesi soprattutto a riequilibrare gli squilibri dell’Occidente con l’Oriente) da questo punto di vista possono aiutare a mitigare la concorrenza ma, nel tempo, il loro effetto svanirà se le imprese e le nazioni occidentali non troveranno nuova linfa per avanzare nella tecnologia e nella creazione di ricchezza.

LE VALUTAZIONI DEL MERCATO AMERICANO SI RIALLINEANO AL RESTO DEL MONDO

Dal punto di vista degli investimenti dunque le prospettive dei mercati non sono così nere come molti commentatori vorrebbero suggerire: tanto per cominciare relativamente all’andamento dei profitti attesi, per il momento per assurdo protetti proprio dalle guerre commerciali; e poi relativamente all’inflazione, che potrebbe vedere ulteriori discese nei prossimi mesi proprio in funzione del rallentamento della crescita economica e della minor pressione della domanda sui prezzi delle commodities. Cosa che peraltro potrebbe aiutare i tassi d’interesse a proseguire nella loro discesa, il che aiuterebbe a migliorare i multipli di valore espressi dalle borse.


L’andamento dell’indice ”Cyclically Adjusted Price Earnings” elaborato dal premio Nobel Robert Shiller relativamente al rapporto tra le valutazioni d’azienda espresse dal principale indice di Wall Street e la redditività delle imprese medesime, qui sopra riportato, mostra chiaramente tanto la tendenza di breve periodo quanto quella di lungo termine. Quel che se ne può dedurre è che la correzione dei mercati probabilmente non è ancora del tutto esaurita, ma anche che appare destinata ad essere riassorbita.

Stefano di Tommaso