APPUNTI DI TRADING

N. 98 – sa 9 nov 2024

Operazioni in essere : nessuna

Premessa

La dimensione ( oltre 2500 punti da 41647 a 44157 ) del range dell’outside rialzista settimanale contemporaneo alla elezione di TRUMP purtroppo “rovina” il grafico dell’azionario U.S.A. ; affermo ciò nel senso che l’analisi tecnica lavora su una probabilità statistica basata, tra l’altro, su una media ampiezza delle barre e, di fronte ad eventi simili, occorre che i range ritornino normali, salvo accettare stop loss veramente molto ampi.

GOLD DICEMBRE 24

Abbiamo ora vissuto il ciclo scadente il 4 – 8 nov, di rango ben inferiore a quelli di luglio ( 2353 ) e di ottobre ( 2603 ) che ho evidenziato in giallo nei grafici settimanali e giornalieri allegati a questa Lettera.

Poiché il prezzo collegato a tale ciclo era poco sopra 2700 GOLD CASH e ci trovavamo nei pressi, valeva la pena di osservare bene queste 5 sedute.

Avevo scritto :

“Non sia mai che, per adempiere al tempo di inversione, scenda di pochi dollari, segnando un minimo -alto-, per salire ancora. Lo stop loss sarebbe in tal caso a 2603 GOLD CASH. Non intendo comunque comprarlo.”

GOLD è sceso parecchio sotto il prezzo collegato al tempo ( ha segnato 2643 cash ) e la settimana ha anche chiuso poco sotto il livello di 2700 che collegava il prezzo al tempo.

Il comportamento non farebbe pensare ad un minimo da comprare.

Se volessi sfruttare il segnale di presunta inversione ( segnato un minimo, quindi inversione al rialzo ) dovrei comprare vicino allo stop loss di 2643 CASH.

Vedremo il contegno di GOLD nella settimana entrante.

Devo ancora una volta ricordare che l’area di acquisto a basso rischio resta tra 1998 e 2088 USD.

Essendo un livello molto lontano, il ripiego può essere un acquisto non troppo sopra 2353 ( potrebbe essere circa 2400 GOLD CASH ), con stop loss non sotto 2277, in modo tale che l’eventuale perdita sia contenuta e consenta di eseguire un secondo acquisto nell’area a basso rischio.

GOLD comunque è molto sopra questi prezzi e quindi continuo a cercare una vendita in forza ( molto vicina a 2790 CASH ), da raddoppiare alla eventuale rottura di 2643 GOLD CASH.

Non ora.

SILVER DICEMBRE 24

In 10 gg è sceso da 34,86 a 30,84 usd ( un massacro ) , ben diverso dalla discesa lenta di GOLD.

Le aree di acquisto sono intorno a 30 usd, ma non vedo uno stop loss gestibile; poi intorno a 26 – 27 usd.

Giunti eventualmente in tale fascia, l’acquisto si potrà eseguire se SILVER traccerà un doppio – triplo minimo ove piazzare uno stop loss.

DOW JONES INDU CASH

Prima di prendere posizione sull’azionario U.S.A., era certamente prudente attendere che vi fosse il risultato delle presidenziali, che è stato esplosivo.

Volevo vendere sopra la solita trend line, vale a dire almeno vicino a 43000 di DJ CASH, dopo che si fosse capito l’esito del voto.

Eccomi accontentato; esito non disputato.

Aspiravo a vendere sopra 43000, siamo oltre 44000.

Avevo scritto :

L’impatto della scadenza dei cicli di 104 settimane da ott 2022 ( 28660 ) e di 52 settimane da ott 2023 ( 32327 ) probabilmente verrà vanificato dallo stato ipnotico pre – elettorale, ma non escludo che la loro rilevanza, provata statisticamente, possa estrinsecarsi dopo l’elezione.

Segnalo che 41704 è anche il nuovo minimo di ottobre, quindi la sua eventuale rottura avrà un discreto significato, sempre se ciò non avverrà prima di un esito elettorale definitivo.”

Lunedì 4 nov DOW JONES è sceso di un nulla a 41647 prima delle votazioni e poi TRUMP, dopo 8 anni, ha dato lo stesso boost del nov 2016.

Finora a 44157 DJ CASH.

Ci penso un po’.

NASDAQ 100 CASH

Benchè NAS 100 abbia fatto una impennata simile in termini percentuali a DOW JONES, la analisi tecnica mi indicava una possibilità di intervento proprio nel range da 20691 a 21100 circa, mentre non ho al momento alcun livello utilizzabile per DJ.

Quindi potrebbe essere che il primo intervento della Lettera sull’azionario U.S.A. avvenga su NAS 100 e non su DOW JONES.

Avevo scritto :

“Ho individuato segnali di tempo tra lu 4.11 e ven 15.11 – di medio impatto – ma ritengo che i cicli temporali possono essere sovrastati dalla significatività delle settimane elettorali.

Preferirei, per avere un livello di vendita non troppo basso, che NAS 100 restasse sopra il minimo di ottobre ( 19622 ) in queste due settimane piuttosto importanti, ma cercherò anche una strategia di riserva, giorno per giorno.

Comunque, prima di ragionare su una vendita in rottura, devo cercare una vendita in forza da 20691 a 21100. Non vi può essere un livello di stop loss attendibile, quindi l’operazione non è praticabile da questa Lettera.”

Rammentato quanto sopra, se la salita del 5 % avvenuta con la vittoria di TRUMP si fermerà non molto oltre 21100, cercherò una vendita in inversione di una barra giornaliera ( rottura del minimo di ogni giorno precedente, anche in outside ) sin da questa settimana 11 – 15 novembre.

Non praticabile dalla Lettera.

L’unico stop loss fondato oggettivamente sarebbe il top assoluto che sarà stato registrato prima della vendita.

Osserviamo insieme, senza fretta.

Leonardo Bodini




SI FA STRADA LA VOLATILITÀ

E’ sulla bocca di tutti la grande operazione di pulizia del portafoglio titoli di Warren Buffett che ne ha venduti per altri 70 miliardi di dollari arrivando a detenere sui conti correnti e in Buoni del Tesoro la bellezza di 325 miliardi, pur di non sottoporsi al rischio di volatilità dei mercati nei prossimi mesi. La notizia ha fatto rabbrividire gli investitori americani i quali sono divenuti avvezzi a dover dare ragione (ex post) a quell’oramai 94enne, altrimenti noto come l’ “Oracolo di Omaha” che ancora vive in una cittadina del mid-west nella medesima casa comperata settant’anni fa con i suoi primi risparmi.

 

COSA SA WARREN BUFFETT (CHE GLI ALTRI NON SAPPIANO) ?

Tutti si stanno chiedendo infatti cosa sappia WB che gli altri non sanno. Probabilmente però chi si aspetta chissà quale colpo di scena rischia di rimanere deluso: a quanto pare lui (a differenza di tanti altri Soloni) quel che più sa è semplicemente fare di conto.

Il principale indice di borsa americano (lo Standard & Poor 500) nell’ultimo anno ha infatti messo a segno una corsa inarrestabile (poco meno del 37%, ma negli ultimi giorni era arrivato oltre il 40%). Non ci sarebbe perciò troppo da stupirsi se da questo momento in avanti qualcuno inizi ad avanzare della cautela:

LA CRESCENTE PREVALENZA DELLE “MAGNIFICENT SEVEN”

Ma c’è dell’altro a rendere ancor più stravagante la situazione che si è creata: nell’ultimo decennio la capitalizzazione di borsa dei primi sette titoli dell’indice SP500 è passata a “pesare” dall’8% al 32% sul totale della capitalizzazione di borsa dei 500 maggiori titoli azionari a Wall Street.

Si tratta delle cosiddette “Magnifiche Sette” multinazionali tecnologiche americane: complessivamente le loro quotazioni sono cresciute nell’ultimo anno in media del 48% sebbene ora, negli ultimi giorni, queste sembrano scricchiolare pericolosamente:

Se si vuole comprendere cosa sta succedendo insomma non soltanto non si può ignorare il fatto che la performance di tutta Wall Street è dipesa fortemente da questi pochi grandi titoli super-speculativi ma anche che, dopo la loro corsa dell’ultimo anno (oltre il 50% in più rispetto alle altre 493 società che rientrano nell’indice SP500), qualcuno stia decidendo che sia meglio monetizzare la meravigliosa performance sino qui realizzata.

MA A CORRERE È QUASI SOLO NVIDIA

E poi, come se non bastasse, occorre notare la vistosa differenza tra la performance di borsa nell’ultimo anno del titolo Alphabet (altrimenti noto per il suo “brand” più famoso: Google) rispetto a quella delle altre sei grandi multinazionali tecnologiche:

 

TUTTO DIPENDE DAI PROFITTI

Se insomma la poderosa crescita di Wall Street è dipesa quasi soltanto da un titolo azionario occorre porsi un’ovvia ma insidiosa domanda: quanto potrà durare? Nel grafico qui sotto sono riportate le attese degli analisti per il 2025 riguardo alla crescita dei profitti delle M7:

L’ovvietà della domanda infatti cozza fragorosamente contro la sua insidiosità. Fino ad oggi molte volte gli analisti avevano fatto notare che i titoli azionari americani avevano corso troppo, ma ogni volta sono stati smentiti dai fatti. L’incertezza dunque è sovrana! Si osservi ad esempio la crescita dei profitti generati dalle prime sette società di Wall Street nel 3° trimestre del 2024 (praticamente senza nessun paragone con gli altri 493 titoli dell’Indice SP500):

SULLE MONTAGNE RUSSE?

Ma torniamo al grande dubbio che propone Warren Buffett con la liquidazione di buona parte del suo portafoglio titoli: Wall Street si trova o no alla vigilia di una brutta china? Difficile dirlo, anche se l’andamento del suddetto indice di borsa nell’ultimo mese sembra essere stato catapultato sulle montagne russe:

L’ECONOMIA RALLENTA

Sebbene sia da considerarsi normale un po’ di volatilità dopo tutta la corsa messa a segno, occorre anche notare che la congiuntura economica americana continua a segnare dei vigorosi alti e bassi! La creazione di posti di lavoro (tradizionalmente indicata dalla variazione delle “buste paga non-agricole”) dell’ultimo mese ad esempio ha stupito tutti dal momento che è caduta quasi a zero:

Al di là delle vigorose oscillazioni, si può provare a intravedere una tendenza al ribasso della crescita economica americana, cosa che può far pensare al cosiddetto “soft landing”. Sarebbe una buona notizia per le borse (dunque la FED potrebbe continuare a tagliare i suoi tassi) meno buona però per l’economia reale: la crescita economica si spegne.

LA FESTA È GIÀ FINITA ?

Si forse ma non solo. Se la tendenza di fondo della creazione dei posti di lavoro nell’ultimo anno (grafico sopra riportato) mostra una discesa, interrotta soltanto dai dati anomali di Marzo e Settembre 2024, tuttavia l’economia americana difficile dire di quanto l’economia americana stia rallentando, dal momento che la creazione di nuovi posti di lavoro è solo una componente della crescita economica complessiva.

I profitti delle società quotate a Wall Street ad esempio stanno scendendo sì,ma molto meno:

LA VOLATILITÀ POTREBBE TORNARE A RISALIRE

Dove predomina l’incertezza però la volatilità potrebbe tornare a farla da padrona. Soprattutto in quest’ultimo scorcio del 2024, in cui molti gestori stanno augurandosi di concludere l’anno con buoni rendimenti, ma nel quale la bagarre che potrebbe seguire ai risultati elettorali americani fa si che il quadro sia addirittura più complesso per i titoli di stato (grafico qui sotto riportato) che per il mercato azionario :

La volatilità delle quotazioni azionarie infatti sembra essere in crescita, ma non troppo :

Preoccupa ad esempio il deficit pubblico (della maggior parte delle nazioni dell’intero Occidente) così come preoccupa la pericolosa “escalation” militare nei due focolai di guerra più caldi del pianeta: in Est Europa e in Medio Oriente. Ma, come abbiamo visto più sopra, sono soltanto pochi titoli ad orientare l’intero mercato.

LA PAURA POTREBBE SOPRAVANZARE L’AVIDITÀ…

C’è tuttavia un risvolto negativo nelle incertezze che si stanno accumulando anche a causa delle tensioni geopolitiche. Esse contribuiscono pericolosamente al deficit dei bilanci pubblici e la maggior domanda di denaro da parte del tesoro fa crescere il rendimento richiesto dagli investitori per comperarli, cosa che potrebbe peraltro far tornare a crescere anche l’inflazione:

Difficile perciò prevedere cosa succederà nel corso del mese di Novembre. Ma qualunque cosa accada, è altrettanto improbabile che nei prossimi mesi possa riprendere la calma piatta di cui hanno a lungo goduto i mercati.

… DUNQUE L’ORO POTREBBE CONTINUARE LA SUA CORSA

Non per niente i fondi di investimento si sono messi a comperare oro proprio negli ultimi mesi, e hanno proseguito nonostante i vistosi rialzi. Come mostra il grafico qui sotto riportato:

Stefano di Tommaso




APPUNTI DI TRADING

N. 97 –  sa 2 nov 2024
Operazioni in essere : nessuna

GOLD DICEMBRE  24

Siamo giunti ad un ciclo scadente il 4 – 8 nov di rango ben inferiore a quelli di luglio ( 2353 ) e di ottobre ( 2603 ) che ho evidenziato in giallo nei grafici settimanali e giornalieri allegati a questa Lettera ma, poiché il prezzo collegato a tale ciclo è poco sopra 2700 GOLD CASH e ci troviamo nei pressi, vale la pena di osservare bene queste 5 sedute.

Non sia mai che, per adempiere al tempo di inversione, scenda di pochi dollari, segnando un minimo “alto”,  per salire ancora.

Lo stop loss sarebbe in tal caso a 2603 GOLD CASH.

Non intendo comunque comprarlo.

Ricordo che l’area di acquisto a basso rischio resta tra 1998 e 2088 USD.

Essendo un livello molto lontano, il ripiego può essere un acquisto non troppo sopra 2353, con stop loss non sotto 2277, in modo tale che l’eventuale perdita sia contenuta e consenta di eseguire un secondo acquisto nell’area a basso rischio.

So già che qualche lettore mi chiamerà per chiedermi cosa farò se invece GOLD continua a salire.

Comunque non lo compero e semplicemente cerco di trovare punti di vendita sempre più alti.

SILVER DICEMBRE 24

Per essere preso in considerazione, SILVER deve ridurre la dimensione dei range settimanali e non ci siamo ancòra.

Le aree di acquisto sono intorno a 30 usd, ma non vedo uno stop loss gestibile; poi intorno a 26 – 27 usd.

Giunti eventualmente in tale fascia, l’acquisto si potrà eseguire se SILVER traccerà un doppio – triplo minimo ove piazzare uno stop loss.

DOW JONES INDU CASH

Certamente, prima di prendere posizione sull’azionario U.S.A., è prudente attendere che vi sia un risultato delle presidenziali, riconosciuto dal candidato sconfitto.

Dopo le 104 settimane dal minimo di ott 2022 che fu  28660,  abbiamo anche chiuso il secondo ciclo “ fisso “ di 52 settimane dal minimo di ott 2023 a 32327.

Nella settimana 28 ott – 1 nov appena chiusa, DOW JONES è poco bello da vedere, essendo partito dalla trend line che ci accompagna da circa 2 anni e tracciando poi una barra settimanale quasi completamente sotto.

Da mesi invito a guardare questa trend line, che sembra essere un magnete per il Mercato, che la accompagna, poco sotto, poco sopra.

Vorrei vendere SOPRA questa trend line, vale a dire almeno vicino a 43000 di DJ CASH, dopo che si capirà l’esito delle imminenti presidenziali, esito che talvolta ha tardato ad essere riconosciuto.

L’impatto della scadenza dei cicli di 104 settimane da ott 2022 ( 28660 ) e di 52 settimane da ott 2023 ( 32327 ) probabilmente verrà vanificato dallo stato ipnotico pre – elettorale, ma non escludo che la loro rilevanza, provata statisticamente, possa estrinsecarsi dopo l’elezione.

Avevo scritto :

“Il fatto positivo per chi, come me, è più interessato a vendere che a comprare questo Mercato, è che il minimo appena segnato a 41831 DJ CASH essendo :

  • caduto in una settimana di grande significato
  • in forma di outside settimanale, che si imprime bene nella mente degli operatori, perché li ha sballottati con due rotture opposte;

può diventare un livello credibile di vendita,   quando verrà rotto    ( se mai verrà rotto ), soprattutto se prima reggerà almeno 3 settimane.

Ha retto due settimane, ma non la terza.

DOW JONES è sceso sotto il livello 41831 per circa 2 ore, segnando un minimo a 41704, per poi risalire debolmente, senza riconquistare la nota trendline.

Segnalo che 41704 è anche il nuovo minimo di ottobre, quindi la sua eventuale rottura avrà un discreto significato, sempre se ciò non avverrà prima di un esito elettorale definitivo.

NASDAQ 100 CASH 

Nella settimana scorsa NAS 100 ha ritoccato in alto il prezzo di 20552 fino a 20600 e poi ha generato un outside ribassista settimanale, rompendo il minimo della W 52, ma non della W 104.

Ho individuato segnali di tempo tra lu 4.11 e ven 15.11 – di medio impatto – ma ritengo che i cicli temporali saranno sovrastati dalla significatività delle settimane elettorali.

Preferirei, per avere un livello di vendita non troppo basso, che NAS 100 restasse sopra il minimo di ottobre ( 19622 ) in queste due settimane piuttosto importanti, ma cercherò anche una strategia di riserva, giorno per giorno.

Comunque, prima di ragionare su una vendita in rottura, devo cercare una vendita in forza da 20691 a 21100. Non vi può essere un livello di stop loss attendibile, quindi l’operazione non è praticabile da questa Lettera.

Allego uno zoom del grafico  giornaliero di ott 2024 che mi fa pensare :

  • NAS 100 appare privo di un vero trend
  • Poche candele nere ampie ( mart 1.10 – mart 15.10 – merc 23.10 ) e molte piccole candele bianche; quindi paura poco frequente, ma intensa
  • La figura di inverted hammer tracciata Ve 25.10 è stata ecceduta verso l’alto a 20600 CASH, senza alcuna accelerazione, per poi scendere in outside ribassista.

Come per dissuadere la persecuzione di qualsiasi analisi tecnica.

Osserviamo insieme, senza fretta.

 Leonardo Bodini

 




CHI VENDE I TITOLI A REDDITO FISSO ?

Le borse valori continuano a segnare nuovi massimi mentre le banche centrali promettono di tagliare il costo del denaro e il prezzo dell’oro continua a schizzare verso l’alto, ma ciò nonostante i prezzi dei titoli di stato a più lunga scadenza sono tornati a scendere (e i loro rendimenti a crescere). Cosa succede? Dobbiamo allarmarci per l’andamento futuro dei mercati finanziari? E’ soltanto l’effetto delle elezioni americane? Oppure c’è dell’altro? E soprattutto questa cosa avrà influenza sul costo del denaro per le imprese? Come sempre: “dipende” ! In questo articolo proviamo a chiederci da che cosa.

Non sono soltanto le aspettative relative alle elezioni presidenziali a influire sulle attese al rialzo dei tassi d’interesse a medio e lungo che stiamo vedendo sui mercati internazionali: numerose questioni concorrono ad alimentare una discesa dei corsi dei titoli a reddito fisso quotati più o meno di tutto il mondo, cosa che comporta una conseguente crescita dei loro rendimenti impliciti.

Innanzitutto occorre osservare quanta liquidità circola sul mercato: essa evidentemente non è eccessiva anche perché la domanda di denaro che proviene dalle aste dei titoli di stato di tutto l’Occidente sembra superare l’offerta.

LA RISALITA DEI “PREMI A TERMINE”

Ma occorre anche citare la rimonta delle aspettative per i tassi d’interesse dei prossimi mesi (evidentemente maggiore, nonostante che le banche centrali abbiano affermato di voler proseguire a tagliare i tassi d’interesse che esse controllano: cioè quelli a breve termine). La crescita dei “premi a termine” riduce la necessità di tagliare i tassi per le banche centrali.

C’è dunque il serio rischio che la Federal Reserve ancora una volta rinvii il calo dei tassi d’interesse, e questa a sua volta sembra essere la prima causa della risalita dei premi a termine. Non per nulla tanto la banca centrale americana quanto quella europea continuano a dichiararsi “data dipendent” cioè di voler restare alla finestra a veder cosa succederà, senza alcuna voglia di esprimere una “forward guidance”, come avevano fatto in passato. L’altra possibile causa è l’aspettativa di maggiori deficit se Trump dovesse vincere le elezioni, con conseguenze in termini di ulteriori stimoli ad un’economia già in crescita e però anche maggior debito pubblico.

LA ”CURVA DEI RENDIMENTI”

La crescita dei premi a termine peraltro si accompagna con un’inclinazione (finalmente) positiva della ”curva dei rendimenti” (l’insieme dei tassi d’interesse per ciascuna scadenza che normalmente sono più alti per le scadenze più lontane) mentre fino a pochi mesi fa essa aveva una pendenza invertita, cioè i tassi a breve termine superavano quelli a lungo termine. Vale a dire che mentre le banche centrali abbassano (seppur di poco e poco alla volta) i tassi d’interesse per il rifinanziamento delle banche commerciali, i titoli di stato a medio e lungo termine stanno scendendo di prezzo negli ultimi mesi, esprimendo dunque rendimenti crescenti. A questo proposito occorre ricordare che i mercati monetari stanno ancora stimando circa l’85% di possibilità che la Fed taglierà i tassi di un ulteriore 0,25% il mese prossimo e di un ulteriore 1,35% in totale entro la fine del 2025.

IL PREVALERE DELLO SCENARIO DI “NO LANDING”

Il fenomeno della risalita dei tassi a medio lungo termine si può collegare alla recente caduta delle aspettative di una recessione economica in arrivo negli Stati Uniti (l’Europa merita come sempre un discorso a parte) ma, poiché gli USA esprimono i maggiori volumi di scambi sui mercati finanziari, quello che succede sulle piazze finanziarie d’oltreoceano si riflette inevitabilmente anche in quelle del vecchio continente, a prescindere dalla mancata crescita dell’economia europea.

Si è parlato a lungo di “atterraggio morbido” ma ciò che si sta materializzando ora è l’assenza di alcun “atterraggio”. L’economia globale continua cioè a “tirare”. Anzi, si temeva che la recessione arrivasse proprio nel momento in la curva dei rendimenti -da anni invertita- sarebbe tornata a inclinarsi positivamente. Così è successo più volte in passato e si pensava di poter applicare l’analogia anche alla congiuntura attuale quale segnale di allerta. Al contrario oggi sembra che i tassi a medio e lungo termine crescano anche perché l’economia americana (ma anche quella globale) viaggia oramai a ritmi di crescita annui superiori al 3% e comporta una buona dinamica tanto di consumi quanto degli investimenti.

LE COMMODITIES SONO SALITE MA PETROLIO E GAS RESTANO STABILI

Per fortuna la tendenza globale ad una maggior domanda di beni e servizi non si è quasi per niente tradotta nel rialzo dei prezzi dell’energia (e delle materie prime a questa legate), a causa di una buona dinamica dell’offerta, proprio di petrolio e gas. Se invece i loro prezzi fossero ripartiti verso l’alto si sarebbe potuta temere una nuova ondata d’inflazione. Occorre tuttavia tener presente la forte pressione esercitata dall’amministrazione democratica della Casa Bianca sui vari paesi produttori di petrolio affinché il prezzo dell’oro nero restasse stabile. Difficile invece prevedere cosa succederà dopo il 5 Novembre, che oramai è tra una settimana.

I PROFITTI NON SCARSEGGIANO

Lo scenario che si prospetta per le prossime settimane insomma resta piuttosto positivo, pur lasciandosi polarizzare dalle diverse aspettative relative a quale dei contendenti dovesse vincere le elezioni. Questo significa non soltanto che le imprese continuino a prevedere buoni profitti netti, ma anche che questi ultimi si traducono in livelli elevati delle quotazioni azionarie, seppur in parallelo ad una crescita importante della volatilità dei corsi. Anche perché chi disinveste dai titoli a reddito fisso con buona probabilità indirizza i suoi risparmi su quelli azionari.

NONOSTANTE LA VOLATILITÀ LE BORSE POTREBBERO RESTARE TONICHE

Dunque l’inaspettata prosecuzione della crescita dell’economia globale aiuta i profitti delle grandi multinazionali (soprattutto quelle più tecnologiche) a restare elevati, e questo è ciò che più è servito sino ad oggi per evitare grandi scossoni ai mercati borsistici. Senza considerare il fatto che i tassi d’interesse in termini reali (cioè al netto dell’inflazione) sono oggi probabilmente sui massimi possibili e che se essi continueranno a crescere sarà principalmente perché l’inflazione persiste (o addirittura si ravviva).

In tal caso ancora una volta potremmo assistere ad un calo delle quotazioni del reddito fisso e ad ulteriori rialzi dei listini azionari. Il tutto però in un contesto di maggior confusione la quale non potrà che alimentare la volatilità dei mercati.

IL RISCHIO DI UNA NUOVA ONDATA INFLATTIVA NON È SCONGIURATO

Il punto tuttavia è che, sinanco qualora le quotazioni di energia e Commodities restino bassi, l’economia potrebbe ugualmente tornare a surriscaldarsi a causa della necessità di ulteriore spesa pubblica, investimenti infrastrutturali e per il riarmo globale, degli investimenti relativi all’iper-digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, senza dimenticare la costante crescita della spesa privata per i sempre più costosi beni di consumo durevoli.

Ovviamente queste tendenze -qualora non smentite- non potranno che far levitare tanto il prezzo dei servizi quanto il valore delle retribuzioni dei lavoratori. Si rischierebbe quindi di generare stavolta un’inflazione dei prezzi molto più “canonica” (cioè -come avvenuto spesso in passato- derivante da eccesso di domanda) rispetto a quella degli ultimi due anni, che era stata invece generata principalmente dal rialzo dei prezzi di materie prime e energia.

MA CHI HA VENDUTO IL REDDITO FISSO?

Sebbene le banche centrali abbiano chiaramente fatto sapere che intendono continuare a ridurre la dimensione del propri bilanci (riducendo conseguentemente i titoli di stato che hanno in pancia), altri dati di mercato sembrano tuttavia mostrare che a vendere i titoli a reddito fisso siano stati soprattutto i grandi fondi di investimento e gli Hedge Funds, i quali hanno con ogni probabilità levereggiato questa manovra in termini fortemente speculativi. Cosa che lascerebbe spazio ad una certa volatilità prossima ventura, anche solo semplicemente per far luogo a eventuali “ricoperture” di vendite allo scoperto. Dunque non vi è ancora certezza alcuna al riguardo del fatto che si sia instaurata una tendenza netta alla risalita dei tassi d’interesse a medio e lungo termine.

Sicuramente dunque, sulla scia delle banche centrali, la speculazione ha messo a segno un colpo da maestro, dato anche l’elevatissimo livello dei listini azionari e dunque presumendo una certa propensione dei risparmiatori a monetizzare qualche profitto per posizionarsi su investimenti apparentemente più tranquilli quali i titoli di stato. E su questi invece hanno trovato una trappola. Ma quanto può durare questa “speculazione”?

I TASSI RIPRENDERANNO A SALIRE ?

Cosa potrà succedere in seguito ovviamente non può saperlo nessuno, dal momento che l’inflazione -senza che petrolio e materie prime tornino a galoppare- non potrà andare molto lontano. E sul mercato delle Commodities sappiamo che c’è più offerta che domanda. Diverso sarebbe però se ancora una volta la Cina smentisse i pronostici che la vedono rallentare la crescita (cosa che ha qualche probabilità di verificarsi). Al momento i recenti stimoli di politica monetaria non sono riusciti a ribaltare l’andamento riflessivo del mercato finanziario interno cinese che rischia una “giapponesizzazione” (tassi bassi molto a lungo). Ma le cose potrebbero anche cambiare!

 

Uno scenario possibile, con Trump alla Casa Bianca che applica nuovi dazi alle importazioni e la Cina che torna a galoppare e a comperare più petrolio e gas, potrebbe viceversa porre le condizioni per una nuova ondata di inflazione. Statisticamente però è poco probabile perché la tendenza sembra essere quella di una Cina che riesce a ottenere una parte crescente del suo fabbisogno di commodities dai BRICS a prezzi calmierati.

SCENDERÀ IL COSTO DEL DENARO PER LE IMPRESE?

Se l’inflazione nel mondo potrebbe tornare a crescere soltanto in presenza di un aggravamento delle tensioni belliche, allora si può presumere che le banche centrali continueranno nella loro politica di monetizzazione progressiva dei debiti pubblici, contribuendo in tal modo ad evitare strappi sui mercati dei titoli di stato. Lo scenario più probabile dunque è quello di una stabilizzazione dell’attuale situazione. Cosa che potrebbe permettere un maggior afflusso di liquidità al mercato dei capitali, che in tal modo sarà più propenso a sottoscrivere finanziamenti alle imprese e titoli di nuova emissione.

Occorre tuttavia precisare che ciò riguarderà più probabilmente le imprese di non piccola dimensione, capaci di esprimere un piano industriale credibile e un Rating (la ratifica ufficiale del merito di credito). Le imprese più piccole dovranno invece fare i conti con la progressiva riduzione della propensione delle banche commerciali a far loro credito a medio e lungo termine. Con la scomoda alternativa di doversi ricapitalizzare facendo scendere il grado di indebolimento ovvero di riuscire ad accrescere nettamente le loro dimensioni aziendali. Si veda ad esempio dov’è arrivato il costo dei mutui immobiliari negli USA:

Stefano di Tommaso